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Full text of "La sposa fedele : dramma giocosa per musica, da rappresentarsi nel Teatro da S. Agostino il carnovale del 1771 .."

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LAS-POS  A 

FEDELE 

Dramma  Giocofo  per  Mufìca 

DA  B.AFPK.E  SENT  AR  SI 

NEL  TEATRO  DA  S.  AGOSTINO 
Il  Carnovale  del  1771. 

DEDICATO 

ALLA  NOBILISSIMA  DAMA 
LA  SIGNORA 

FRANCESCA  DURAZZL 


IN  GENOVA. 

Preffo  Bernardo  Tango,  in  Canneto» 
Con  licenza      S  uftriori. 


NÒBILISSIMA 

D  A  M  A* 


A  Sposa  Fe- 
de le,  che  campar 
|  rifceper  la  prima 
volta  fu  quefto  Tea* 
tro,  ebbe  di  già  in  altre  parti  feti* 
ci/fimo  incontro.  Io  non  dubito ,  che 
con  uguale  gradimento  non  debba 
efière  accolta ,  qualora  vi  degniate 


ormarli,  del  vomirò  valevole  Patro- 
cinio ,  che  in(ì  miemmte  imploro.  La 
grandezza  del  vofiro  animo ,  la  gè- 
mrofità  del  vofiro  fpmto  niente  in- 
feriore alla  chiarezza  del  Sangue, 
che  neUe  vene  vi  [corrermi  anima 
di  {involare  fperanza ,  e  mi  rende 
quafi  (Icaro  di  ottenerlo.  Gradite 
intanto,  o  SIGNORA,  quefto  lieve 
tributo ,  che  umilmente  vi  porgo,  nel 
mentre  che  mi  procuro  l 'onore  di 
proteftarmi  col  più  profondo  ojfequio 

Di  Voi 
Nobilissima  Dama 

Vmìlifs.  Divoiifs.  ed  Obbligatasi  Servitoci 
Fraticello  Bardella* 


MOT  AZIONI  DT  SCENE. 

.UJAa  Viia 

ATTO    P  R  1  M  0. 

Appartamento  del  iVhrchefe. 

Bofco. 

Camera. 

ATT  0  SEC  ON  D  0. 

u 

Loggìe  corrifpondenti  al  Giardino  del 
Marchefe. 

Sala  nel  Palazzo  del  Mirchefe  con  quattro 
Porte  corrifpondenti  a  diverfi  Appar- 
tamenti. 

ATTO  TERZO. 

.  l  I  A 

Loggìe  Corrifpondenti  al  Giardino  del 
Marchefe.  r  T 


INVENTORE  E  DIRETTORE 
DE*  BALLI. 

Mr.  Carlo  Rufsler. 

Ballano* 

Signori.  Sis^nort. 

Mr.  Carlo  Rufsler  Terefa  Tizzoni 

Giovanni  Nerj.  Giufeppa  Tizzoni 

Antonio  Sanguineo  Terefa  Affner 

Girolamo  Traina  Francefca  Traina 

Figuranti 

Numero  quattro. 

PRIMO  BALLO. 

La  Fedeltà  protetta  da  Amorè 

SECONDO  BALLO. 

Le  Nozze  di  Campagna. 


PERSONAGGI. 


ROSINELLA.  Spofi  prò-  PASQUALINO. 
Sig.  Maria  Anna  meffi  e  fai  va-  Sig.  Giacomo  Fio- 
Valfsccbi  Rufsler  ti  dal  nau-  rivi  Firtuofo  di  Ca- 
detta la  Calzati-  fragio.  mera  di  S  A.  Se- 
na                                            reniffima    la  Si' 

gnor  a  Duchrffa  di 
Majfa  e  Carrara  9 
Principerà  Eredi- 
taria di  Modena* 

CAMILLA,  Sorella  del  Marchefe 

Signora  Maddalena  Feraglioni  di  Acinè* 

MAR  CH  E  S  E  di  Vento  Ponente. 

Signor  Giovanni  Morellù 

LAURETTA,  Cameriera, 

Signora  Anna  Pagnanelli* 

Ò  ONTE  LELIO- 

Signor  Antonio  Vagnanallu 

VALERIO. 

Signor  Giovanni  Ccfia. 

Servi  f  Lachè  del  Marckefe ,  c  Cacciatori* 

LA  MUSICA 

Pel  Celebre  Signor  Guglielmi  Maeftro 
di  Cappella  Napolitano. 


D  A  n  O 


1*9  i 

rtpti 


ATTO  PRIMO! 

SCENA  PRIMA. 
Appartamenti  del  Marche fe  con  Tavolini 
fopra  de' quali  vi  Itanno  alcuni  abbiglia- 
menti di  fuo  fervizio. 
Il  Marcbefe,  Valer io ,  Lauretta ,  ed  altri  fir- 

vitori  che  fervono  il  Marchefe. 
Mar.  li  JT  l  Ci  portino  qui  avanti 

iy/X.  Gli  Orologi ,  i  miei  Brillatiti, 
La  mia  fpada  gioiellata  , 
Quella  d'oro,  la  dorata  , 
Il  Battone  temperato, 
Il  Cappello  gallonato  , 
Qptl  con  piume,  quel  da  viaggio 
Venga  avanti ,  venga  il  Paggio, 
Porterò  quel  che  mi  piace, 
Or  che  vado  a  patteggiar. 
Val.     (  Tutto  quanto  il  guardarobba 
Lau.     Si  fa  or'  ora  qui  portar.  ) 
Mar.  Guarda  un  poco  quella  fpada. 
Val.  La  migliore  non  fi  dà. 
Mar.  Guarda  un  poco  queft' anello 
Lau.  Bello  ,  belio  in  verità. 
Mar.  Or  che  fon  cosi  velìito 
Olfervate  un  pochettino 

a 


-a  Atto 

Zauì    Un  famofo  Paladino 
'Pai  Z  Ciafchedù  n  vi  crederà" 
ftutti  Già  il  grande  Marchefe 
Di  vento  Ponente 
In  ogni  Paefe 
Suonare  fi  fente  : 
-l»\fis  La  Fama  rimbomba 
E  con  la  foa  Tromba 
Rifponde  qua  e  là. 
iMar.  Dov'  è  noftra  nipote  ? 
Lau.  Innanzi  giorno 
Oggi  dal  letto  alzata 
Dai  Conte  accompagnata  andò  alla  Cac^ 
E  fino  ai  mezzogiorno  (eia 
Per  quanto  diffe  a  me  non  fa  ritorno. 
Mar.  Vada  pur  ,  fi  diverta 

In  compagnia  del  Cavalier  fervente, 
Non  me  ne  importa  niente. 
Ehi  dico  :  Fa  all'  Amore  ? 
Lau.  Io  non  capifeo 

Se  lo  faccia  per  burla  oppur  da  vero. 
Mar.  Anzi  di  ciò  non  me  he  importa  un  /ero. 
Faccia  quello,  che  vuole  io  tutto  approvo. 
Quando  vuol  maritarli 
Balta  ,  che  me  Io  dica 
Ch'  lo  la  dote  darò  fenza  fatica; 


Primo.  13 

Ch'avete  maggiordomo?/7"*//- 1  conti  miei 

Raflegnar  io  vorrei ....  Mar.  Che  conti  ! 

Che  ve  1'  ho  detto  ancora ,     (  Andate 

Deve  quefta  mia  mente 

Penfar  folo  alla  gloria ,  ed  occuparli 

In  cos'  eroiche,  e  belle, 

E  non  perderli  in  quelle  bagatelle. 

Orche vòa  palleggiar ,  mi  vengan  diètro 

Sei  Lacchè,  fei  Staffieri, 

E  fei  Palafrenieri, 

Co'  Palafreni  a  mano, 

E  due  Corrieri  avanti 

Suonando  il  Corno,  avvifino  ilPaefe, 

Chea  paleggiar  fi  trova  il  gran  Marchcfe. 
SCENA  TI. 
_       Lauretta  e  Valerio. 
Lati.  I  ?  Vviva  ,  evviva  il  matto  !  (to 
V&ti  lj  Evviva  pur.  Mai  fatti  noilri  intan- 

Noi,  mia  cara ,  facciam  dal  notlro  canto- 
Lau.  Quello  è  vero.  In  un'  anno 

Che  fono  in  quella  cafa, 

Mi  fon  fatta  la  dote,  e  generofa, 
Val.  Seguita  pur,  ma  un  di  farai  mia  fpofa 

Anch  io  vo  accumulando 

Ciafcheduna  giornata 

Tanto  ;  ch'jn  breve  vivcrò  d'  entrata 

a  3 


4  Atto 

Lau.  Mi  vuoi  poi  ben  ,  Valerio? 
Pai.  E  non  lo  fai. 

Lau>  Davvcirmi  fpoferai?/^/,SÌ  mia  Lauretta 
Tu  fei  la  mia  diletta , 
La  mia  cara,  jl  mio  bene, 
E  perchè  ti  afficuri 

Dell'  amor,  che  ti  giuro ,  e  ti  profeffò, 
Se  tu  dici  di  si,  ti  fpofo  adeffo. 
Lau.  Qua  fu  due  piedi? 
Val  Oh  su  due  piedi  !  Bafta! 
Penfa  tu  ai  cafi  tuoi  , 
Ch'  io  per  me  fatò  ben  quello,  che  vuoi. 
E'  ver  che  mi  fu  detto 
Che  le  femmine  fono 
Tante  mandorle  amare  inzuccherate, 
Di  fuori  dolci ,  e  care  , 
Dentro  cattive ,  e  amare 
Ma  pur  voglio  provar, che  forfè  un  giorno 
Cullando  il  dolce,  e  caro 
Guiterò  con  il  dolce,  anche  l'amaro. 
SCENA    I  I  I. 

  Lauretta  fola. 

Lau.  IJOvere Donne!  Ciafcundi  un  prò- 
,Jp     Si  ritrova  per  noi ,  (  verbio 

E  degli  uomini  poi 

Che  cqfa  s' ha  da  dir?  Oh  quanti,e  quanti 


Primo.  5* 

Dicono  tutto  il  mal  del  noftro  feflb, 
E  poi  ftanao  alle  Donne  ognor  ^d'appreflb 
Sono  ancora  giovinetta , 
E  fo  ben  che  mi  fu  detto , 
Che  begli  occhi,  e  bel  vifetto 
Che  aflòmiglia  al  dio  d'amor! 
S' ho  defio  di  farmi  Spofa 
Non  è  cofa  ftravagante  , 
E  fe  manca  il  primo  amante 
Troverò  degli  altri  ancor, 
SCENA  IV. 
Rojtnella 

TImorofa  avanzo  il  piede 
Qui  folettaj  e  fenssa  feorta; 
Qua  la  fpeme  mi  conforta 
Là  mi  abbatte  il  mio  timor. 
Refto?  vado  ?  Torno  indietro  ? 
Vuò  feguire  il  mio  fenderò, 
Non  diffido,  non  difpero 
Di  trovar  pietade  ancor, 
povera  Rofi nella  ! 
Fatta  da  amore  ardita 
Son  di  Cafa  fuggita 
Con  il  mio  Pafqualino; 
Ma  feco  per  fuggire  al  mateefpofiaj 
Ecco  la  fuga  mia  quanto  mi  cotta. 

ft  3 


6  Atto 

Rotta  la  nave,  io  non  fo  come  ancora, 

Un  marinar  cosi  tra  viva  e  morta 

M  abbia  al  lido  portata; 

Ma  fola  mi  ritrovo  e  abbandonata  ; 

E  del  mio  Pasqualino 

Che  cofa  mai  farà  ?  gito  al  profondo 

Poverin  già  paffato  è  all'  altro  mondo. 

Mifero  Pafqualin  !  ma  io  qui  intanto 

Sola,  piena  d'  affanno  ,  e  di  difagio 

Che  mai  farò?  Gente?  pietofa  gente? 

Ah  !  qui  nefliin  mi  fente. . . 

Piano  che  fentir  panni  un  calpeftio.. . 

Ma  in  quello  bofco  (  Oh  Dio .  ) 

Che  folfer  malandrini?  E  ben  per  quello 

Non  voglio  Spaventarmi 

GiàquellO  j  Che  non  ho,  non  può  rubarmi. 

OiTerverò  in  difparte.//  Ym><3 
SCENA  V. 
Conte  Lelio  ,  Camilla  feguito  di  Cacciatori, 

e  Rofinella  in  difparte 
On.  TQ  Er  fecondare  il  vollro 

JL     Ecceffivo  trafporto  per  la  Caccia^ 

Mi  fate  girar  tanto 

li  monte,  il  bofco, il  prato, 
Che  fon  tutto  fudato,  e  affaticato., 
Non  ;ptHFo  ' pi  ù  da  v  v'ero*  k%u*  * '  ^a 
Qtm,  Che  brayo^Cavaliero! 


Primo.  7 

D'una  giovine  Dama 

Vi  ritrovate  al  fianco, 

E  così  pretto  dite:  Io  fono  fianco* 
Sediamo  per  un  poco, 

Su  un  di  que*  faffi  almeno .  Siedono 
Cam.  S^diam  per  compiacervi. 
Rof.  (  All'  aria,  ed  ai  vettiti, 

Che  q\iei  fian  Cavalieri ,  or  certo  parmi 

Voglid  farmi  coraggio,  ed  avanzarmi-) 
Cam.  Vi  fìete  ripofato?  Con.  Oh  nò.  Vi  pfggo, 

Di  farmi  alzar  di  quà  non  v'affrettate. 
Rof.  (  Ho  timor....  Mi  vedranno 

Cosi  malconcia ,  e  invece  ppTb 

Di  aver  di  me  pietà  ,  mi  fcaccieranao. 

Vuoi  la  neceffitade , 

Ch'io  trovi  un'invenzione, 

Sperando  di  trovaer  più  compaflìone.  ) 

Signori  in  Cortefia  ? 
Co». Chi  è  quà?  s'alza  Cam.  Che  veggo? 

Cosi  bella  ragazza  in  quello  Bofco?  /  alza 

Che  fate  qui  ?  chi  fiere  voi  ?  Parlate . 

Da  noi  cofa  cercate  ? 
Rof.  Ben  pretto  appagherò  le  vottre  brame 

Una  Dama  fon'  io  (  morta  di  fame . } 
Cam.  Una  Dama  !  Ma  come 

In  sì  poveri  arnefi  ? 

a  4 


&;  Atto 

Rof.  Tutti  i  miei  cafi  or  vi  farò  palefi , 

Sono  Italiana, a  Genova  fon  nata, 

Spofa  fui  desinata 

A  un  Baron  iorartiere. 

(  Pafqualino  faceva  il  Cameriere.  ) 

Fatte  le  nozze,  il  mio  Baron  volendo, 

Condurmi  al  fuo  paefe  ,  entrati  in  mare, 

Una  fiera  Burrafca 
i  Ruppe  il  noftro  vafcello;  e  non  fo  come 

Due  giorni  fono  già,  che  quafi  ertinta 

Reftài  dall'  onde  al  vicin  lido  fpinta. 
Cam.  Veramente  di  voi  fento  pietade , 

Ma  ejpfendo  qui  arrivata , 

Chiamar  non  vi  potete 

Sventurata  del  tutto. 

Apprettò  d'un  mio  Zio,  che  abbonda  d  oro 

Troverete  riftoro; 

E  in  noitra  compagnia 

Vivetete  contenta  in  allegria. 
Rof.  Vi  renda  il  Ciel  mercede. 
Con.  Ma  del  volito  Spofino,o  gentilDama, 

Sapete  che  ne  fia? 
Rof.  Dati'  onda  attòrto, 

Ahi!  dà  pianger  mi  vien ....  Mefchino  è 
Cam.  Conciatevi ,  amica  :  (  morto. 

Qualch'  altro  cavaliere 


Primo:  9 

Non  può  inancamJn  grazia,  il  nome  vo- 
Di  faper  delio.  (  Uro 

Rof.  Donna  Aurora  del  campo  è  il  nome  mio 
Cam.  Conte  Lelio ,  ben  torto 
Si  conduca  alla  Terra.  E  fe  pur  anco 
Vi  ritrovate  fianco, 
A  voftr* agio  verrete.  Amica  , andiamo; 
Seguitemi  j  e  vedrete 
Che  fventurata  afFattò  ora  non  fiete. 
In  me  non  v'  è  finzione 

Ho  un  Gore  fchietto  fchietto, 
E  quelV  è  la  ragione 
Ch' ognun  ha  del  rifpetto, 
.     Della  bontà  per  me. 
Mi  faccio  rofla  ,  rolla 
Se  dico  una  bugia. 
Son  femmina  d'onore 
Son  tutta  cortefia 
Trovarne  un'altra  (Traile 
Potàbile  non  è 
Rof.  (  Rofinella  felice, 

parte  co'  Cacciatori 
S' è  vero  quel ,  che  dice  ; 
Corro  Intanto  veloce  al  dolce  invito, 
Per  riftorare  alm.cn  il  mio  appetito.  Jjirfó 

a  i 


io  Atto 

SCENA    V  I. 
1/  Conte ,  poi  Pafqualìno 
Con.  THS  Avvero  al  volto ,  al  brio,  , 
I  3  Che  Pania  quella  fia ,  credo  an«- 
On  come  van  le  cofe ....  (  cor' io. 

Ma  quelle  ombre ,  il  frefehetto. 
Del  dolce  Zeffiretto 
M' invitano  a  godere  un'altro  poco 
Di  placido  ripofo,  fieàe 
Torno  a  feder  fotto  quel  faggio  ombrofo. 
Pafqu.  Infelice  Pafqualino 

Quanto  mai  Tei  fventurato, 
Senza  avere  un  fol  quattrino, 
Sei  da  tutti  abbandonato, 
E  già  lenti  dallo  (lento 
Che  cominci,  o  Dio,a  mancar. 
Zitto ,  che  vedo  gente. . , 
Oh  ringraziatoli  Ciel  !  dopo  due  giorni 
Che  per  quefti  contorni  errando  vado 
Qualchedun  trovo  alfin  . . .  Ma  della  bella 
Cara  mia  Rofinella, 
Che  cofa  farà  mai? 
Mifera  fventurata? 

Ah  ,  pur  troppo  nel  mar  reftò  annegata; 
Ed  io  ,  benché  falvato ,  j 
Se  qui  non  trovo  ajuto  | 


Primo.  il 

Dalla  fame  morrò...  Signor  cortefe, 
Ora ,  che  ripofate 

Se  vi  vengo  a  ftarbar,  deh  perdonate. 
Con.  Olà:  Che  vuoi  ?  chi  fei?  s'alza  con  impeto 

Quali  fon  le  tue  brame  ? 

Che  fai  qui  ?  che  cor'  hai  ? 
Pafq.  Fame  ,  e  poi  fame  . 
Con.  Va  a  lavorar  birbante: 

Vergogna!  Tu  fei  giovine,  fei  fano, 

E  foltanto  per  mala  volontà 

Vai  cercando  cosi  la  carità. 
Pafq.  Ah,  Signor  ;  fe  fa  pelici  cafi  miei, 

Pietà  vi  detterei . 

Son  povero  figliuolo 

Che  colla  Spofa  mia  nel  mare  entrato  , 

Un  Vento  infuriato 

Romper  fece  la  nave  a  un  duro  fcoglio; 

E  di  tanti  che  fummo,  io  per  gran  forte 

Tutto  perdei ,  ma  pur  (campai  la  morte. 
Con.  E  la  tuaSpofa? 
Pafq.  Oh  povera  mefehina! 

Mi  fera  Roiinella 

Preda  retto  dei  mar  nella  procella. 
Non  avea  ancor  vent  anni , 
Bella,  come  una  Rofa, 
Tutta  grazia  ,  amoroia , 

a  6 


12  Atto 

Fedele ,  e  di  buon  core  . . . 

Ah,  da  pianger  mi  vien  dal  gran  dolore. 
Con.  Tu  mi  lai  compaflìon .  Ma  Dimmi, 

Donna  Aurora  del  Campo  (certa 

Era  nel  tuo  Vafcello  ? 
Pafqu.  Tal  Nome  mi  è  Novello. 
Cont.  (  In  altra  nave. 

Convien  dunque ,  che  fofle.) 

Sai  fare  alcun  mestiere  b 
Pafqu.  Al  cafo  faprei  fare  il  Cameriere. 
Cont.  Bene:  voglio  impiegarti. 

Sieguimi ,  e  troverai  da  disfamarti. 

Io  ti  darò  un  padrone, 

Che  il  miglior  non  fi  dà  tra  le  perfone. 

Balìa ,  che  tu  gli  accordi 

Le  maffime  itravolte,  ch'egli  ha  in  Tefta 

Che  per  altro  Itarai  mai  fempre  in  feìta. 
Pafqu:  Io  fon  pronto:  fon  qua.  Di  tutto  core 

Vi  ringrazio  Signore; 

Ma  vi  prego  in  legnarmi 

Di  qual umore  ei  fia,  per  regolarmi. 
Il  Cervello  ha  già  feon volto 

Per  lettura  di  romanzi , 
.  Niun Si  crede ,  che  l' avanci 

Di  valore  ,  e  nobiltà. 
Or  li  crede  eifere  Orlando. 


Ptitno.  1 3 

Ed  impugna  feudo,  e  brando. 
Monta  in  fella  qui ,  e  là. 
Or  fi  crede  altro  Guerriero 
E  facendo  un-tal  meftiero 
Balconate,  e  colpi  fieri 
Ai  rtaffieri ,  e  Camerieri 
Già  credendo  guerreggiar. 
Ma  alla  pretta  la  tempelìa 
Palla  e  torna  in  buon  cervello 
Quello  e  quello  à  regalar- 
Hai  tu  fentito 
Quefte  la  regola 
Non  ti  /cordar- 
Abbi  giudizio 

Non  dubitar.         parte  con  Pafq> 

SCENA    VII.  ; 
Appartamento  del  Marchefe, 
II  Mar  chef  e ,  e  Camilla ,  e  poi  Rojtnella 

con  veflito  nobile ,  e  fervitori. 
Mar.  T7  Enga ,  Venga  r  Nipote  , 
V    La  Dama  naufragata , 
Che  farà  ben  veduta  ,  e  ben  trattata. 
Cam.  Vederete  un  Vilìno , 

Che  merita  pietà.  Mar. Ben,  tanto  meglio, 
Fatela  prefto  entrar. 
Cam,  Vado  da  lei , 

a  7 


34  Atto 

Che  nella  ttanza  mia  di  miglior  vette 

Ch'  io  le  feci  portar  ,  fi  ltà  adornando. 

Signor  Zio  al  vottro  cor  la  raccomando. 
Mar.  Con  quefta  foreftiera 

S'  accrefeerà  la  nottra  compagnia  : 

Maggior  corteggio  avrà 

La  nottra  nobiltà.  Pretto,  Serventi , 

Ad  alzar  la  portiera  ftate  attenti  ; 

E  due  fedie  ben  pretto  apparecchiate 

Eccola  qui  davver.  Pretto:  che  fate? 
Rof.  A  un  Cavalier  sì  nobile  , 

D' origine  antichifiìma, 

Ecco  ima  Dama  incognita , 

Si  fa  ferva  umiliflìma. 
Mar.  (  Complimenta  affai  ben.  ) 
Rof  (  Sono  imbrogliata  ) 
Mar.  Vi  prego  di  feder. 
Rof.  Molto  obbligata.       Siedono  tutti  due 

I  cali  miei  terribili 

Non  so,  Te  vi  fian  cogniti  : 

Perdei  lo  fpofo  e  i  mobili 

Del  mar  nelle  voragini 
Mar.  Dama,  i  purgati  termini 

Mi  rendono  incantato 

Di  voi  la  mia  Nipote 

Appieno  m'  ha  informato. 


Primo.  ff 

(  Com'è  bella,  e  gentile!)  Rof  (Mi  guarda 

Notì  vorrei  che  feopriffe       (  attento. 

Da'  miei  lineamenti , 

Che  erano -calzolari  i  miei  parenti. 
Mar.  Veggo  ,  e  con  ragione  , 

Che  (late  penfierofa  , 

Perchè  vedova  fiere  appena  Spoù. 

Ma  poiché  la  tempefta 

A  si  lontana  Spiaggia  ora  ¥  ha  tratta* 

Non  temete,  voi  liete, 

Dove  pregio  fi  fan  di  venir  tanti , 

Siano  pur  Dame,  o  Cavalieri  erranti; 
Rof.  Già  fin  ne*  miei  Paeli 

Di  voi  parlare  intefi  ; 

E  fo  ,  che  liete  il  fiore 

Di  tutti  i  Gavalier  di  gran  valore. 
Mar.  (  Fortunata  per  me,  cara  tempefta^ 

Che  tralfe  alla  mia  Terra 

Dama  così  gentile.  ) 
Rof.  (Come  mi  guarda:  affé  farebbe  bella, 

Ch'  io  gli  piacerti.  )  Mar.  Dama  voi  non. 
Rof.  Cavalìer  ,  voi  tacete  ?       (parlate  ? 
Mar,  Vi  guardo.  Rof  Anch'  io . 
Mar.  In  me  cofa  vedete? 
RoC.  UnCavalier  amabile. 
Mar.  Ed  in  voi  ita  enervando 

a  3 


i6  Atto 

La  Dama  pùi  gentil ,  la  più  corte/e 
II  Tempre  voftro  ammirator  Mar-chefe. 
Rof.  Troppa,  troppa  bontà? 

s  alza, .  indi  fubito  il  Marchefe.^ 
Mar.  Retiate  ...  E  come  ? 
Volete  voi  partir?  Rof  Reftando  ancora... 

Mar.  Dite,  vi  prego  

Rof.  Ahimé?  troppo  direi, 
E  volendo  parlare  ,  arrostirei. 
Ben  capirmi  voi  potete 
Senza  farmi  più  parlar  . .. 
Ah  fe  voi  non  m' intendete 
Più  non  fiate  a  ricercar 
Parla n  troppo  gli  occhi  miei . . . 
Son  modefta,  e  non  vorrei. .  . 
Ah  Furbetto ,  si  capite , 
*■     Che  vi  veggo  fofpirar. 
Quel  caro  /ofpiro 

Quel  languido  pcchiettp 
Il  core  nel  petto 
Mi  fa  palpitar.  parte. 
SCENA    V  I  I  I. 
Il  Marcbeje ,  fot  Conte  Lelio  con  Pafqualim. 
Mar.  ^\  H  mio  core  magnanimo, 
K^J  Giàtifenti  infiammali.  >. 
Piano  Marchefe 


u  J9 


Primo.  17 

Precipitar  cosi ....  Non  è  già  folo 
Infra  gli  Eroi  il  mio  efempio.  Il  dice  il 
Vifta  la  faccia  bella,  Taflo: 
Nonfcefe,oè,  precipitò  vii  fella. 

Con.  Oh  amico  ,  Oh  Cavaltero, 
Famofo,  e  rinomato, 
Ecco  vi  raccomando  un  difperato. 
Quel \i ,  mefehino  in  mare, 
Ha  perduta  la  fpofa  ,  ed  ogni  avere; 
Ma  sà  fare  il  meftier  del  cameriere. 
(  Parlagli  come  ho  detto.  ) 

Pafq.  Oh  Illuftriflìmo ,  edanzi 
Valorofo  Signor  ,  i  cui  Tefori 
La  nobiltade,  ed  il  faper  profondo. 
Van  per  grido  anco  fuor  del  Mappa- 
Alla  voiìra  pietà  mi  raccomando,  (mondo 
(Non  vorreijch'orcredeile  efTerOrlando.) 

Mar.  Di  qual  paefe  fei?  P^.Sono  Italiano. 

Mar.  (Ed  Italiana  è  pure 

LabellaDama,  che  il  mio  core  accende.) 
Giacché  qui  ti  condulle  la  fortuna, 
Ti  prendo  al  mio  fervizio. 
Olà:  qual  il  conviene  vengono  due  Jer- 
Alla  grandezza  noitra,  abbia  co(iui  (vitori 
Un  veftito  pompofo.,  e  purché  intorno 
Della  mia  Nobiltà  ì'  Eco  rifuoni, 


i8  Atto 

L' oro  profonderò  anche  a  milioni. 
Pafq.  Grazie  a  Volìra  Eccellenza. 
Mar.  Sarà  la  tua  incombenza 

Di  fervir  per  gran  forte 

Una  Dama  venuta  alla  mia  Corte; 

Una  Dama  s\  bella, 

Che  Angelica  ,  Ifabella , 

Erminia,  Fiordiligi,  e  Bradamante. 

Cedono  al  paragon  di  queifembiante; 

Una  Dama,  di  cui  l' aimc  pupille 

Farian  vinti  cader  Ettore,  e  Achille. 
I  Popoli  Britani 

Francefi,  ed  Alemani 
Gli  abitator  del  Caucafo 
Che  per  il  freddo  tremono 
I  pazzi,  i  dotti,  i  faggi 
Gli  uomini  più  felvaggi 
Senton  le  fiamme  al  Cor, 
Ed  io  che  fernpre  a  lato 
Mi  veggo  un  vifo  bello, 
Una  Donzella  amabile, 
Un  fuoco,  un  Mongibellò, 
Non  arderò  d'  amor? 
Si  si  la  mia  Rofina 
La   cara  Conteffina 
Io  voglio  amare  ognor.  Pene 


Primo  19 

SCEN  A  IX. 
Conte ,  e  Pafqualino 
Con.    O  Enti  a  qual  fcgno  arriva 

£5  La  tua  fortuna ?~  Va  ,  che  fei  fe- 

Mentre  fervir  dovrai  (  lice. 

Donna  gentil ,  che  ha  si  vezzofi  rai. 

Ma  tu  mefto  mi  fembri  ora  che  appunto 

Rallegrar  ti  dovrelti  >Orsù  ,  a  che,  penfi? 
Pafq.  Mifero  me  ?  Sentendo 

A  nominar  Donna  sì  vaga  e  bella 

Io  penfoa  Rofinella, 

Oh  quanto  pagherei 

Che  qui  meco  a  fervir  foffe  ancor  !ei# 
Con.  Chi  fa ,  fe  foiTe  vi  va ,  ed  i  n  Tua  vece 

Tu  fofli  morto  ,  fe  di  te  a  queft'  ora 

Si  ricordafle  più.  Le  Donne  tutte 

Nulla  più  facilmente 

Si  feordan  d'  un  marito, 

Quando  già  all'altro  mondo  ei  fe  ne  gito, 
Pafq,  Ah  ,  Signor ,  Rofinclla 

w  era  troppo  fedcl,  troppo  mi  amava  , 

Ogni  giorno  mi  dava 

Prove  d'amor  lincerò  9  ed  ogni  dì 

Quand'io  flava  con  lei  dicea  così  !(fondo 

Io  fon ....  Tu  fei ... .  o  Ciel  io  mi  con- 

Vorrei  parlar,  e  ognor  mi  \dene  avanti 


so  Atto 

L'imagine  di  lei,  e parmi  ognora 
L' ombra  veder  della  mia  bella  elìinta 
Chiederà  Pafqualino  ancor  Ainore 
Non  t' affligger  mio  core  ; 
Se  fon  qui  teco,più  non  hai  fofpetto 
Tu  fei  l'anima  mia,  io  il  tuo  diletto. 
Ombra  vana,  a  un  ombra  viva 
Soccorrete,  e  date  ajuto. 
Ma  filcnzio  che  vien  Pluto 
Colla  moglie  in  guardinfante 
Che  la  fcrvon  di  volante 
Gambacorta ,  e  Belzebù. 
Largo,  Largo  ,  già  s'  avanza 
La  famiglia  affumicata, 
.  O  che  Corte  iniqua  e  ladra  ! 
E  Didone  ,  e  Cleopatra 
La  fua  coda ,  ch4  è  alla  moda 
Or  calando ,  or  follevando 
Vanno  ancora  in  sù,  e  in  giù 
Ah  !  Cleopatra  affabile 
Volgi  quel  occhio  tenero 
Ad  un  Narcifo  amabile. 
Che  fi  prefenta  a  te. 
Ma  dove  è  la  Sibilla. 
L'infida  dove  andò. 
Ah  che  vaneggio  il  foj 


Primo.  21 

Ahi  che  deliro  oimè. 

Che  fiate  maledetre, 

O  Donne  tutte ,  tutte, 

Che  vecchie,  belle  ,  o  brutte, 

Non  fate  più  per  me. 
Con.  Coftui  faria  un  efempio 
Dell' amor  più  coftanre, 
Se  durafle  cosi. 

Ma  pattati  tre  di, come  fan  tanti; 

Le  lagrime  fi  feorda  , 

Fa  di  nuovo  all'amore,  e  già  fi  fpofa  ; 

Ma  panatiche  fono  altri  tre  giorni 

Colla  nuova  Contorte 

Pianger  di  quefta  ancor  vorria  la  moEte. 
SCENA  X. 
Valerio  ,  indi  RoJtnella)e  Lauretta. 
Rof.        Afta, bada  non  fate  (domo, 
Val.  j3  Più  cirimonie,  io  fono  il  maggior- 

E  comanda  il  padrone 

Che  tutta  1*  attenzione  io  debba  avere 

Per  voftra  Signoria. 
Lati.  Ed  io  Signora  mia 

Cameriera  di  caia 

Ordine  ho  d'ubbidire 

Ogni  di  lei  comando 

Onde  alla  grazia  fua 


22  AttO 

Mi  raccomaodo. 
Val.  Si  degni  comandarmi. 
Lau.  Da'  cenni  fuoi  dipendo. 
Rof  Che  mi  vogliate  ben  per  ora  intendo. 
Pai.  Sua  bontà.  Lau.  Troppo  onore. 

Il  nuovo  fervitore , 

Già  detti  nato  per  fuo  cameriere 

Mi  fembra  di  vedere: 

Ehi  ,  amico  ?  Venite      verfo  la  Scena 

Della  voftra  padrona  alla  prefenza; 

Venite  a  farle  omaggio,  e  riverenza. 
Pafq.  Goti  tutta  1'  umiltà ,  tutto  il  rifpetto 

Vengo  . . . .  (  che  faccia  è  quella  !  ) 
Rof.  (  Pafqualino  . . . 

Non  fallo...  OhCiel!) 
Lau.  Seguite  a  Pafquellino* 

Pafq.  Vengo,  nobil  Signora.... 

(Sogno, vaneggio,  o  fon  fra  l'onde  ancora?) 
Rof  (Come  mi  batte  il  core! 

Peverin  !  fta  dubbiofo.) 
Pah  F4akeJl.  complimento,    a  Pafqualino 
Pafq.  Vengo...  (il  mio  core  a  palpitar  io  fento) 

Non  pollo  andar  più  avante 

(  E' quel  di  Rofmella  il  bel  fembiante!  ) 
Rof.  (  Qua  ripiego  ci  vuol.  )  Veggo  cortui, 

Ch*  è  timido  «  e  confuto..  Andate  voi , 


Primo.  23 

Andate  pur  altrove  ;  e  tu  qui  retta. 
Pafq.  (  Di  Rofinella  pur  la  voce  è  quella.  ) 
Val.  Vado  ,  e  (tarò  attendendo 

Di  fetvirvi  i"  onore.  fartè 
Lau.  (  Uno  Sciocco  mi  par  quel  fervitote.  ) 
SCENA  XI. 
Rofinella,  e  Pafqualino. 
Pafq.CJT?  H,  eh'  è  deflà  fenz'arltro. .  volendo 
JL^  Ma  ....  )    accojìarfi  fi  trattiene 
Rof.  (  Potàbile  ancora  , 

Che  pofla  dubitar?  ) 
Pafq.^  Poffibil  mai, 

Che  non  mi  riconofea?  ] 
Rof.  (  E  può  ftar  tanto 

A  parlare  con  me  ?  ) 
Pafqu.  (  Le  braccia  al  collo 

Non  corre  ella  a  gettarmi  ?  ) 
Rof.  (  Mi  guarda,  e  ancor  non  viene,  a  falu- 
Pafqu.  Senz'  altro.  Rofinella  ?        [  tarmi? 
Rof.  Pafqualino?  Pafqu.  Mio  ben. 
Rof  Idolo  mio! 

Tu  qui  falvo? 
Pafqu.  Tu  viva  ? 
Rof  Si,  un  bravo  marinaro 

A  riva  mi  conduce. 
Pafqu.  Ed  io  caduto  in  mare  , 


34  Atto 

M'  hanno  due  pefcatori 

In  fui  Lido  vicino 

Tirato  sù  per  un  Vitel  marino. 
Rqf.  Ohchegioja!  Pafqu.  Oh  Diletto! 
a  2.  Evviva .  Evviva  ! 
Pafqu.  Ma  dico  ;  Rofi nella  ! 

Come  qui?  In  quelli  arnefi? 

É  da  Dama  trattata? 
Rqf.  Senti,  Mio  Pafqualin:  fra  me  penfando 

Trovar  più  compaffione 

Tra  nobili  perfone 

Col  fingermi  ancor  io  Dama  di  conto, 

Per  tale  mi  fpacciai  con  un  racconto. 

L*  invenzione  ebbe  effetto: 

Ritrovai  qui  ricetto. 

Son  da  tutti  onorata, 

E  più  eh'  altri  al  Marchefe  io  fono  grata. 
Pafqu  Mi  fpiace  quella  cofa. 

Lo  fai  pur,  che  tu  devi  effer  mia  fpofa? 

Che  per  quefto  fuggiti  

Rof  Io  fo  ben  tutto. 

Son  la  tua  Rofinella  , 

Tu  fei  il  mio  Pafqualin.  Spofi  faremo; 

Ma  conviene  per  ora 

Seguitar  la  finzion  :  Se  ci  feopriamo, 

Di  (cacciati  farem  come  birbanti  i 


Primo. 

Sai  quante  miglia  ,  e  quante 
Siam  d' Italia  lontani.  Or  vedi  bene, 
Approfittar  dell' occafion  conviene. 
Pafqu..  Ma  però  onestamente  ? 
Rof.  Ci  s' incende. 
Pafqu.  Avverti  fopra  tutto 

Non  darmi  gelofia. 
Rof.  Lo  so  ,  eh' hai  tal  pazzia, 
Ma  tu  fai  chi  fon' io  ; 
Nè  puoi  mai  dubitar  dell'  amor  mio. 
Se  l'amor  mio  ti  piace, 
Se  credi  alla  mia  fè, 
Offerva  tutto  in  pace, 
E  lafcia  fare  a  me. 
Pafq.    Cara  ,  ftarò  o  {larvando  , 
Gelofo  non  farò. 
A  te  mi  raccomando  , 
E  dubitar  non  vò. 
Rof.     Quando  c'è  alcun  prefente, 

Attendi  al  tuo  dover. 
Pafq.    Ma  quando  non  c'  è  gente  , 

Non  fon  più  Camerier. 
Rof.  Reftando  nói  foletti, 

Potremo  ,  i  noftri  affetti 
Trattar  con  amiità. 
a  2.    Cosi  va  ben,  beniuìmo, 


qq/V 
info 


16  Atto 

Contento,  conte  ntiffinio 
Quefto  mio  cor  farà. 
SCENA    X  I. 
Camilla,  e  detti. 
Cam.        Ara  amica ,  ad  abbracciarvi 

Io  ritorno  di  buon  cor. 
Rof.  Voi  volete  incomodarvi, 

Voi  mi.  fate  troppo  onor.  iabbr. 
Pafq.    (  Abbracciate  allegramente, 
Che  di  ciò  non  ho  dolor.  ) 
Cam.    Vò  parlarvi  di  premura 
Rof     Ehi  :  due  Sedie  pretto  quà.    a  Pafq. 
p.fq.    Son  Ielle  

5$  a  2.  Accomodatevi. 
Cam. 

Ricusando  ciascuna  difeder  la  prima, 
e  Pafq.  va  in  difparte. 

Cerimonia  non  fi  fa. 
Cam.    Son  Meffaggiera 

D'  un  cuor  collante , 

Che  delirante 

Per  voi  fen  fla. 
Pafq.    (  Come  !  che  fcnto  ! 

Vo  lW  attento 

Come  ,  che  va.  ) 
Cam,    Il  v olirò  merito 


Primo  27 

Il  core  accefe 
Del  Zio.  Marchefe  ; 
Pace  non  ha. 
Pafq.    Che  vada  al  diavolo  !  forte. 

^  a  2  Che  cofa  c'  è  ?  ahandofi. 

Pafq.    Parlo,  fcufatemi, 

Parlo  da  me  ? 
Rof     Se  voftro  Zio  torna  a  federe. 

Ha  per  me  affetto, 

E'  tutto  effetto  , 
-0  Di  fua  bontà. 
Cam.    Ecco  il  Marchefe  ; 

Eccolo  quà.  fi  alzana 

Rof.     Ehi  cameriere? 
Pafq.    Sono  al  fervizio.         a  eco ft.  a  Rof. 
Rof.       a  (  Abbi  giudizio 
Pafq.  a     Per  carità.  ) 

SCENA.  XII. 

  //  Marchefe ,  e  detti. 

Mar.        Co  qua  mia  Baroneffa 

li  Di  quel  volto  al  bel  fpleadore, 

Come  cede  il  mio  valore  , 

Ne  lo  poffo  fimular. 
Rof.     Cameriere  ,  un'altra  Sedia. 

(  Quefta  co&  affai  m'attedia.  ) 


3g  Atto 

porta  la  Sed.  lont.  dall'  altre  due* 
Mar.    Più  vicina  deve  ftar^ 
pjfq.    Più  vicina  ? 
Rofl   Un  altro  poco. 
Paf.    Sentirete  troppo  foco 

Con  il  troppo  avvicinar. 
(  Ah  triftaccia  !  )  a  Re/,  nel  $art. 
Rgp    (  Abbi  cervello.  ) 
Mar.    Cameriere,  va  bel  bello 
IÀ  di  fuori  a  patteggiar. 
Pafq.  (  Quefla  volta  già  m'  accorgo, 
Che  colui  mi  fa  crepar.  ) 

finge  partire. 
Cam.    Signor  Zio,  che  cofa  avete? 
Mar.    Caldo  grande!  caldo  grande! 

Voi  con  gli  occhi  mi  accendete. 
Rof.  Ah  Marchefe,  cofa  dite? 

Cuftodite  il  voftro  cor. 
par     (  Maledetto  !  Lo  fa  appofta  ! 
Sempre  più  colui  s*  accorta  ! 
Crepo  già ,  fe  afpetto  ancor!  ) 
Mar.    Quefta  mano  delicata 
Deh,  lafciate  riguardar. 

piglia  la  mano  a  Rof. 
Pafq.  Maledetto  !  Digraziata! 

forte  e  fi  ritira  fubitf. 


Primo.  39 

Rof.     Ah  Signor ,  non  (lare  a'  far. 

Mar.    Così' buona,  emodeftina, 
Tanto  più  m'  ardete  il  fen. 
figliandole  di  nuovo  la  mano. 

Pafq.    Faccio  or'  ora  una  rovina  còme  /opra 

Rof     Quella  fmania  non  conviene. 

Mar.    Paronefla ,  mia  gentile  , 
Per  pigliare  l'aria  freica , 
Ch  ora  andiamo  ;  non  v*  iacrefca 
La  campagna  a  vagheggiar. 

Rof     Non  ricalo  tal  onore; 

Vederemo  i  bei  fioretti. 
Sentiremo  gli  Augel letti 
Tra  le  piante  a  gorgheggiar. 
s' alzano  per  partire  ed  il  March', 
dà  braccio  a  Rof 

paf.     Ah,  non  poflo  più  ltar  faldo! 

Oh  che  fmania  !  oh,  che  gran  caldo  ! 
a  3.  Che  cos'  hai  ?  Che  vieni  a  far  ? 

Paf.     A  (colta  te,  miei.  Padroni, 
Ho  veduto  dai  Balconi 
Uno  Spofo  poverello, 
Che  alla  brufea  il  fuo  cappello 
Gli  vorrebbon  far  portar. 
Ed  in  tanto  Pafqualino 
Stava  in  pace  ad  oifervar. 


30  Atto 

Mar.  )  /  Dal  balcone  qua  vicino 

Cam.)    Voglio  un  poco  anch'  io  guardar- 

vanno  affacc.  ad  una  finefira. 
Pafq.    Affaffi na ,  trilla  ,  i tigrata  ! 

Cosi  fai  fu  gli  occhi  miei  ? 

Morirò  per  tua  cagion. 
Rof.     Vanne  via  ,  che  pazizo  fei. 

Mi  tormenti  fven turata , 

Senz' un'ombra  di  ragion. 
Paf.     "Quella  mano  in  faccia  mia  ? 
Rof.     Quella  è  tutta  pulizia  , 
a  2.    Tu  mi  fai  precipitar. 
Mar.    Quelli  è  pazzo  :  non  e  è  niente. 
Cam.    Coilui  fogna  dando  dello. 
Mar.)  ¥  Parla,  lìolto  ,  parla  'predo , 
Cam.)  '  Cofa  vieni  ad  inventar? 
Rof.     La  paura  avuta  in  Mare 

Lo  fa  adefTo  vaneggiar. 
Pafq.    Si  fon  pazzo ,  Io  confetto  : 

Non  capifcojpiù  me  fteflb. 

Già  mi  fento  vacillar. 
.    Se  fei  pazzo,  vanne  via  , 
a  5*  fi   Non  ti,  voglio  fopportar. 
Paf.     Oh  ,  che  fiera  gelofta  ! 

Io  mi  fento  lacerar. 
Fine  dell'  Atto  Primo. 


ATTO  SECONDÒ! 

SCENA  I. 
Logge  corrifpondenri  al  Giardino. 
//  Marchefe ,  e  Valerio. 
Mar.  jf~\  Uel  camerier  novello 

M*  aveva  quali  quafi  impaurito 

Con  quella  inafpetrata  fua  pazzia 

Ora  che  fa  colui? 
Val.  Si  è  rimetto  in  cervello. 
Mar.  Io  ("cacciarlo  voleva  , 

Ma  poiché  T'  adorata  BarOnelTa 

Mi  prega  di  lafciarlo  al  Tuo  fervizio  , 

Contraddirla  non  ofo. 

Che  dici  tu ,  Valerio  , 

Di  quefla  Dama  infigue? 
Val.  Io  veramente 

Dico,  che  ha  molto  merito.  (  cora 

Mar.  Tu  mo'.to?  Iodico  tutto.  Orlando  an- 

Ruggero,  Rodomonte  ,  infin  Gradaffo 

Remerebbe  per  lei  conquifo  e  laifo. 

Credi  tu ,  che  1'  antiche  Dami  erranti 

Follerò  come  lei?  Oh..,. .  Va  a  vedere 

Nella  mia  Galleria  tutti  i  Ritratti, 

Niuna  Beltà  s' appretta 

Alla  cara',  e  gentil  mia  Baronetti. 


m  Ano 

Ma  tu  che  dici 
Al  prefente  di  me  ? 
Val.  (  Non  fo ,  che  dire ,  ) 
Mar.  Che  ti  pare  ?  Fai.  Di  che?  j 
Mar.  Del  tuo  Barone. 

Via  parla  :  in  me  ,  che  Vedi  ?  (  rante, 
Val.  Il  mio  Padrone.  Mar.E  non  vedi  igno- 
Che  or  più  non  fon  quel  eavalier  si  fiero 
Che  avea  tra  i  Paladin  i'  onor  primiero? 
E  non  vedi  che  amore 
Manfueto  mi  rende  ,e  fa  fcordarmi 
L' tifato  mio  valor,  le  fcienze,  e  ('  armi  ? 
Val.  E'  vero  :Si  Signore .  Mar.  E  cofa  credi, 

Che  ne  fuccederà! 
Val.  (  Sian  maledette 

Quefte  interrogazioni  !  ) 
'Mar.  E  non  Rifpondi? 
Val.  Io  credo  ....  Signor  mio. .. . 
Mar.  Tu  ti  confondi. 

Bel  piacer  per  voi  farà 
Quel  vedermi  innamorato  jt 
Palleggiar  per  la  città  , 
E  fentir  in  ogni  lato 
Dir  la  gente  eccolo  là 
Il  Cupido,  il  dio  d'amor: 

C.ii  dirami  fenta  in  grazia 


Secondo.  Jgg 

Chi  dirà  Signor  la  prego 
E  voi  pien  di  gravità 
Dire  ad  uno  grazie  quà 
Dir  ali'  altro  grazie  là 
Lei  s' accodi  eh'  io  mi  vanto 
D'  ogni'Donna  il  vinciror.  parte 
S  C  E  N  A    II.  * 
Il  Marchefe ,  poi  Camilla ,  e  Lauretta. 
Mar.         He  Gènte  fenza  fpirito  !Eh ,  vo- 
Rinnovar  la  mia  corte,  (  gl'io 
E  voglio ,  che  chi  viene  al  mio  fervizio 
Per  capo  principale 
Abbia  avuta  la  Laurea  Dottorale. 
Cam.  Signor  Zio  ,quà  vi  ritrovo  ?  (potè 
Mar.  Voi  pur  al  frefeo  ?  E  che  vuol  dir  Ni* 
Che  il  voftro  fido  Conte 
Non  è  con  voi,  ma  in  vece 
Avete  in  ^compagnia  la  cameriera  > 
Cam.  Perchè  alla  foreftiera 

Sta  a  far  convenzione. 
Mar.  Come?  alla  Baroneffa? 
Cam.  Si,  Signore. 

Mar.  Oh,  Signor  Conte  mio,  voi  la  sbagliate- 
E  voi ,  giacché  l' amate ,  a  - 

Spofatelo  una  volta ,  e  Ila  finita. 
Ma  vado  io,  ma  corro  

b 


34: 


Atto 


Ma  no  :  Se  fla  con  tei ,  faròavvifarlo 
Coi  dovuti  riguardi , 
Ch'  io  lo  cerco,  che  venga ,  e  che  non  tardi. 


Camilla ,  e  Lauretta ,  e  poi  il  Conte. 
Cam.  t.  1  ^  U  fteffa  mi  aflìcuri 


I     Che  lo  vederti  entrar* 
Lau.  Dopo  la  tavola 
Entrar  certo  lo  vidi 
Nelle  flanze  di  lei  ;  nè  fin  ad  ora 
Si  è  veduto  tornar ..  ..  Eccolo  appunto; 
Ecco, Signora  mia  ,  da  quella  parte 
Qui  fe  ne  vien.  Cam.  Sì ,  venga  ; 
Voglio  farmi  fentir. 
Con.  Per  ritrovarvi 

Su,  e  giù  tutto  il  palazzo 
Finora  ho  ricercato. 
Cam.  Bravo  !  ritorni  ove  finora  è  flato 
Con.  Spiegatevi,  Cam.  Oh  innocente! 
Con.  Dove  crede  eh'  io  foflì  ?      a  Laurettù 
Lau.  Io  non  fo  niente.  Cam.  Velo  fpieghe1  ( 
Voi  della  Baronefla  (  rò  ic 

Forte  amico  finora  :E  perchè  appunto  ! 
Celarmelo  tentate , 
Sofpettar  con  ragion  di  voi  mi  fate. 
Balta  che  rammentiate, 


SCENA  III. 


d 


Secondo» 

Che  I'idol  mio  voi  liete, 
Che  quello  cor  v'  adora 
E  che  v'  attendo  per  parlarvi  or  ora. 
Nel  partir  Contino  mio , 
Strano  moto  in  petro  io  lènto 
Non  so  dir  che  cofa  fia , 
So  che  turba  il  mio  piacer 
Ah  comprendo  il  mio  tormento 
E'  il  mio  cor,  che  m'  abbandona 
E'  il  mio  cor,  che  fugge  via 
Per  rettar  vicino  a'  te. 
Caro  Confofalo  , 
Caro  Confervalo, 
Vedi ,  eh'  il  mifero 
Chiede  mercè.  Partei 
SCENA  IV. 
Lauretta,  ed  il  Contei 
Lau.  {TJ  Ignor,  avete  intefo? 

£j  Lei  ltefla  vi  ha  veduto 
I  Cogli  occhi  propri  entrar. 
Pont.  Oppur  tu  iofti, 

IChe  glie  V  hai  raccontato  ? 
Cor.  lei,  tei  giuro,  io  non  ho  ancor  parla». 
Va,  Lauretta,  a  Camilla^ 
Fa  tu  le  feufe  mie, 
Chiedi  per  me  perdono 
b  2 


36  Atto 

E  dille  pur,  chea  lei  fedele  io  fono. 
La u.  Io  lo  farò  ma  poi . . . 
Con.  Se  tu  fai  bene 

Puoi  fperar  un  regalo. 
Lau.  Sol  .tinto  ch'io  lo  fperi 
Vado,  ma  lo  farò  mai  volentieri 
Per  ben  maritarli 

Del  brio  che  non  falla , 
Deli'  aria  ,  ma  tanta  , 
Ballar  con  chi  balla  , 
Cantar  con  chi  canta  , 
A  tutti  prometter 
Ma  tutti  burlar. 
Sian  vecchj  gl'  amanti 
Sian  pur  giovi  notti 
Ci  fono  i  merlotti , 
E  bafta  nel  mondo 
Saperli  trovar.  pari 
Cont.  Pur  troppo  amor  m'invoglia 
Di  parlar  con  la  vaga  BaronelTa: 
Ma  dorme  ,  o  ita  occupata 
In  camera  ferrata  : 
Non  fo  come  per  lei 
Io  mi  fento  infiammar.Cara  Camilla, 
Quefta  volta  perdona , 
Non  incolpar  il  povero  mio  core 


Secondo.  37 

Cosi  fpeflò  di  noi  fa  gioco  amore. 
Vò  falcando  un  mar  crudele 
Senz'  argento,  e'n  mal'arnefe, 
L'oro  è  morto,  e  fio  in  querele 
Con  Camilla ,  e  col  Marchete 
Che  mi  ftanno  ad  uno,  ad  uno 
Dolcemente  a  fcorticar. 
Son  ridotto  in  uno  flato 
'  Che  ogni  cofa  mi  no  impegnato, 
E  coflretto  in  confeguenza 
Gire  al  frefco  a  paleggiar,  parte, 
S  C  E  N  A  V. 
Camere  di  Rofinella 
Ro/ìneìla,  e  Pafqualim. 
Rof.  "VT  O'k  no>  credimi  pure, 

JJ^l  Che  tu  fei  pazzo,  ed  io  coi  pazzi 
Impazzir  non  vorrei.  Paf.  Pazzo  mi  dici, 
Ma  non  puoi  dirmi  cieco. 
Rof.  E  cofa  vedi? 
Pafqu.  Vedo  quello  che  baita  : 
Accarezzarti ,  tìringerti  la  mano, 
Favellarti  all'  orecchio,  e  fofpirare  ; 
E  pretendi ,  che  in  pace  io  Aia  a  guardare?, 
Rof.  E  perchè  {lai  prefente.? 
Quando  viene  il  Marchefe, 
Vattene  in  .altra  flanza. 


W>  Atto 

ràffi.  Ecco  :  ti  piace 

Dunque  lafciarlo  far  ?  Trifta  ?  aflàfina, 

Fatò  per  tua  cagion  qualche  rovina. 
Rof  Finiamola  una  volta.  Io 'fono  ftanca 

Delle  tue  gelofie.  Siamo  prometti , 

Ma  fpofati  non  lìamo.  Indegno  fci , 

Ch'io  feguiti  ad  amarti , 

Finiamola  fra  noi:  lafciami,  e  parti. 
Paf.  Ti  fdegni ...  Non  fdegnarti ...  alfin  tu  ve- 

Che  f  amor  troppo  grande ...  (  di: 
Rof  Eh  :  non  è  amore , 

Ma  piuttofto  pazzia. 
Pafq.  Il  mio  temperamento.... 
Rof.  Or  su  va  via. 

Pafq.  Mi  difcacci  davvero?  Ah  nò,  perdona.. 
Io  morirò  fe  più  non  m'  ami. 

Rof  E  penfi  .  , 

Con  le  tue  gelofie,  eh'  io  poCTa  amarti' 

Pafq.  Più  non  farò  gelofo. 

Rof  Non  ti  credo.  Pafq.  Te  'l  prometto 

Rof.  Mai  più?  Pafq.  Nò:  t'aflìcuro. 

Rof.  Giura,  fe  vuoi,  ch'io  creda. 

Paf.  Ecco  lo  giuro  ,  j 
Adelfo  fei  placata  ?  Rof.  Attendi  bene 
Di  non  farti  fpergiuro  in  avvenire 
Mai  più  non  tormentarmi. 


Secondo.  39 

Pafq.  Sempre,  Tempre  di  te  voglio  fidarmi. 
S  CENA   V  I. 
Il  Mar  che fe  con  libro  in  mano,  e  detti,  - 
Mar.  li1  Cco,  benché  occupato  alla  lettera 
Jjj  II  cor  guida  il  mio  piede  a  quel- 

Da  cui  non  può  (laccarli.       (  l*  oggetto 
I  Pafq.  (Lo  a  vefle  almen  guidato  ad  occuparli.) 
Rof.  Qual  bel  libro  avete  per  le  mani? 
Mar.  Un  libro  di  galanti  Poefic  , 

Che  mi  diletta  affai. 
Rof.  Piacere  ho  anch'  io 

Di  leggerne  fovcnte. 
Mar.  Un  Madrigale 

Voglio  farvi  fen tir.  Ma  s'io  Io  leggo; 

Perdo  il  piacer  foave 

Di  vagheggiar  frattanto  i  voftri  rat. 

Cameriere?  Pafqu.  Signor. 
Mar.  Porta  due  Sedie  pretto 
Pafq.  (  Sia  maledetto 

Il  mio  temperamento! 

Sono  quelle  due  fedie  il  mio  tormento.  ) 
Mar.  Sedete,  Baroncfla,e  tu  frattanto 

Prendi,  e  leggi.  Dà  il  libro  a  Pofqualino 
Pafqu.  Ch'  io  legga?  Mar.  E  non  fai  leggere? 
Pafq.  Si  Signor ,  da  piccino 

A  legger  m' infegnava  un  Contadino. 

b  4 


40  Atto  ! 

Mar.  Comincia,  dov'  è  il  fegno.  (pegno.) 
Pafq.  (  Mi  difpiace  trovarmi  in  quello  im- 
Fra  due  fi  fta  Nigella  :  legge 
Pafqualino  mentre  legge  fi  ferma  ad  offe*- 
vare  i  gejìi  del  Marche fe  con  Koftnella^ 
ed  a  foco  a  foco  s  infuria. 
„  L'adora  quefto,  e  quello  (fchinello 
„  L*  un  d'  oro  abbonda, e  l'altro  è  un  me- 
(  Par  quello  il  calo  mio.  )  fiegm 
Pafqu.     Pretto  alla  bella 
„  Sta  il  ricco,che  fofpira,  e  la  man  (tende 
„  Alle  candide  guancie. 
Mar.  Seguita  pur.  Vi 
Pafq.  Con  il  geftir  con  lei 
Gli  occhi  girar  mi  fate. 
Sedeggio  feguitar,  voi  tralafciatc" . 
„  ....  Se  n'  offende 
„  L'altro  mi  fero  amante 

Che  per  neceffità  llardeve  in  pace  ; 
„  E  Nigella  frattanto,  e  gode  e  tace 
Ah ,  vatti  a  far  fquastar. 

getta  il  libra  a  terra 
Mar.  Che  fu?  Rof.  Cos'hai?       s  alzan 
Pafqu.  Oh,  che  finora  ho  tollerato  affai: 
Che  non  pollo  più  Ila r  ,  che  Rofinella 
Con  i  capricci  fuoi 


) Secondo  41 
•  Mi  vuol  fare^  crepar  dinanzi  a  voi! 
tyf.  Pafqualinp  Ita  cheto .         coi*  rabbia 
Mar,  Viay  fcordate  una  volta 

*  P'  una ,  che  già  morì  I 
is?afq.  La  fpofa  mia 

Non  è  morta  :  El  la  è  qui. 
oXJar.  LaBaronefla? 
I  Oh ,  che  pazzo!  Refi  Vacilla, 
lìPafq.  Io  vacillo  ?  Ma  come  ? 
Xof.  La  paura 

I   Gli  ha  il  cervello  fconvolto, 
fy/f.  Io  Pazzo?  Mar.  Sì* di-molto. 

•  tJafq.  Oh  me  mefehino  !  adunque 

Non  fon  io  Pafquaiino? 
Tu  non  Tei  Rofinella?- 

Anzi,  di  più,  crudele  pazzo  mi  chiami? 

Ora  conofcoalfin,  clie  più  non  m'  ami.. . 
<  j  Che.  fo?-  che  mai  rifol  vò?  ah  sì ,  fi  mora .... 
I    Ma ,  che  farà  di  me  ,  fe  poi  m'  uccido  ? 
e    L'  empio  Marchete  infido 

Si  godrà  J^olì  nella,..  Al  fol  penfiero; 

Al  folo  immaginarlo  par, ,  che  fia 
1   Nella  mia  fantafta  torva,  e  mefehina 

Di  Vulcano  i  Ciclopi e  la  fucina.... 

Che  lento?.  . .  ah  panni  udir,giupto  là  a b- 
v.De'pefanti  martelli  il  gran  tracaflb.(baffo 

b  $ 


4&  Atro 

Che  veggo?òhimè.. .  quel  fdffia  neVarbo- 
Quel  ravviva  i  tizzoni,  e  quel  fi  muove,(ni^" 
A  preparar  le  gran  faettéa  Giove,...  f  i 
Lafciatemi  fuggir,  genti  arrabbiate, 
Se  più  retto  fra  voi ,  m' aflàflìnate. 
Diavolo,  con  chi  parlo?  e  dove  fono? 
Delirante  così  ,ftoltq  ragiono . .....  .   ,  * 

Coraggio  ,  alnn  fi  muora  con  onore.  ^  )  'I 
Voi ,  verdi  piante ,  e  voi jp  lafcivi  fiori, 
Dite  in  vòftra  favella 
Alla  mia  Rofinella,  all'Idol  mio, 
Che  cottante ,  e  fedel  morto  fon'  io  •  v  \  I 
Già  divento  freddo , freddo, 

Già  fon  pallido  e  tremante 

Guarda  bene  il  mio  fembiante 

Se  Io  puoi  più  ravvi  far. 
Retti  a  voi  la  fpofa  infida 

Voi  quel  pianto  rafciugate. . . 

Che  dal  pianto  d'  una  Donna 

Non  mi  lafcio  lufingar. 
Ma  fe  il  pianto  fofle  amore 

Che  per  me  fentiffe  il  core  ? 

Quà  mi  perdo  e  mi  confondo 

Fra  il  morire  e  (tare  al  mondo; 

E  il  penfarci  un  altro  poco 

Sarà  mèglio  in  verità.  parte 


Secondo.  43 

SCENA   VI  I,  ) 
Roftntlla ,  ed  il  Ma  r chef  e, 
Rof  C    \  H  %  di  doppio  tormento 
Colui  mi  fa  morir  ?  ) 
M#r,  Non  vi  agitate, 
Cara  mia  Baronefla, 
Per  cagion  di  quel  pazzo  , 
Ch'  io  lo  farò  legar.  Olà  ..  . . 
Rof.  Signore, 
No ,  tralafciate  .Mar.  E  come  ? 
Baronefla ,  piangete? 
Son  di  colui  le  fmanie, 
Che  fan  di  pianto  inumidirvi  il  ciglio  ? 
Dite  :  tan  to  per  lui 
Siete  di  cor  pietofo  ! 
Rof  Penfo,  Marchefe ,  al  mio  perduto  fpafo. 
L'amor  di  Pafqualin© 
Per  la  fua  Rofinella 
Immaginar  mi  fa  d'  efler  io  quella. 
Pari  al  fuo  il  mio  Barone 
Per  me  fentiva  amore . 
Di  Rofinella  al  pari 
Io  l'  amava  di  cor..  ..  Ah  non  ftupite, 
S' io  dunque  piango  adeflò, 
Perchè  fiamo  ambidue  nel  cafo  ilìefto» 
Mar.  Ecco  per  coufolarvi 

b  6 


44  Atto 

Quel,  che  fa  fare  un  Cavalier  par  mìo, 
Voltro  Spofo  fon' io, 
Se  voi  non  mi  fdegnate  ,  ) 
Di  venti  mila  feudi 
Di  contradote  un' iftromento  io  ferivo. 
Lafciate  il  morto,  ed  or  penfate  al  vivo! 
Ro/  lo  voftra  Spofa  ! .  .  .  .  pianori /J. 13 
Saria  la  voltra  mano 
Al  merto  mio,  Signor,  troppo  alto  dono, 
Io  di  sì  grande  onor  degna  non  fono. 
Se  per  un  fol  momento  io  non  l'accetto, 
Lo  vuole  il.  mio  rifpettò; 
Grata  però  mi  chiamo  a  un  tal  favore, 
E  tempo  chieggo  a  difeoprirvi  il  core. 
Mar.  Capifco,  sj,  capifco  , 
ìteroneffa  adorata , 
Che  vedova  reftata, 
Che  non  fono  due  giorni, 
Volete  per  modeftia  ,  e  per  rifpettò 
Afpettar  qualche  rempo.  Io  fon  contento. 
Lafcio  la  fcelta  a  voi  di  quel  momento. 
Penfateci ,  e  credete 

Che  un  cavalier  più  nobile 

Che  troja  fece  in  cenere 

Unico  avanzo  celebre 

Voi  ritrovate  in  me. 


Secondo.  4$ 

Perito  in  primo  capite 

In  ftoria,  legge  ,  et  cetera 

In  guerra  famofìiTimò 

Poeta  gloriofifllmo 

In  fomma  quel  et  cetera 

Dove  volete  et  cetera 

Un  imeneo  si  nobile  ^ 

Più  affabile  i  godibile 

Voi  non  trovate  più      .  parte. 
S  G  É  N  A  Vili. 

Rofinella,  e  poi  Pafqualino. 
R°f-  ¥  ?  Dirai ,  Pasqualino,  (mai 
1j  Ch'  io  non  t' amo  cosi  :  ma  chi  fa 
Quel  che  rifolto  avrà  quel  furibondo  > 
Sta  il  mio  core  in  tormento.. . 
Voglio  cercar  di  lui  :  vo ,  che  conofea* 
Quanto  s"  offende  a  torto  .... 
Ah  ,  che  faria  di  me  ,  fe  fone  morto  ! 
Pafq.  PoflìbiI ,  che  non  trovi 

Una  morte  a  mio  modo  !  Rof.  Pafqualino? 
pafq.  Ah  fei  qui  ?  vieni  a  tempo 

Per  vedermi  morir.  Rof.  Sei  tu  pazzo  ? 

Mori,  e  tralafcia  al  fine 

Di  tormentarmi  pjù.  Pafq. /trilla,' che  fei* 

Morirò.  Rof.  Ma  non  fai , 

O  faperlo  non  vuoi ,  quant'  io  t'adoro? 


<46  <  Atto 

PafqNon  m'ami,  nò;  per  tua  cagione  io  moro. 
Rof.  Via ,  mori.  Dunque  addio. 
Paf.  Ecco  un  coltello  : 

Ammazzami  tu  fteffa , 

Fallo  per  carità  , 

Non  tardare  un  momento, 

Che  morendo  cosi  moro  contento. 
Rof.  Pafqualino  i  ti  prego  : 

Per  carità  t' accheta ..  ..  Afcolta  un  poco. 
P.fq.  Nò,  prendilo:  finifci 

ricufando  di  pigliare  il  coltello. 

Con  una  morte  fola 

Di  darmi  mille  morti. 
Rof.  Ah  che  fianca  fon'  io  de'  tuoi  trafporti. 

Dammi  qua  quel  coltello.  Pafq.  Lo  vuoi 
Rof.  Si.  Pafq.  Per  far  che  ? 
Rof.  Per  terminare 

Tanti  tormenti.  Ingrato , 

Trifto,  fpergiuro!  ancora 

Non  ti  bafta  vedermi 

Per  amor  tuodicafa  mia  fuggita,  •  ì 

Efpofta  la  mia  vita 

Ai  perigli  del  mare ,  e  quali  morta  ? 

Dimmi  non  ti  ricordi  i  giuramenti? 

E  gli  offervi  cosi  ?  cosi  tu  meriti  ? 

Per  amor  tuo  ricwfo 


Secondo.  47 

Del  Marchefe  la  mano,  (no? 
E  quel  ,che  ho  facto,  e  quel  che  faccio  è  va- 
Ah,  che  dell'amor  mio,  della  mia  fede 
Troppo, ingrato,mi  rendi  empia  mercede! 
Rofinella  fyenturata, 

Troppo  fida ,  e  troppo  amante, 
Dell'  affetto  più  collante 
Bell'  efempio,  ognor  farà. 
Ma  tu  penfi  Pafqualino  ? 

Volgi  gì'  occhi  un  poco  in  qua: 
Ah  crudel  non  vedi  oh  Dio 
Come  fgÒrga  il  pianto  mio 
Sventurata ,  finghiozzando  ^ 
Difperata  andrò  cercando 
Chi  di  me  avrà  pietà. 
S  CENA    I  X. 
Pafqualino,  poi  Valerio. 
Pafq.         Ofinella...  Vienqua  ..  ferma- 
XV.       "  dico ..  . 
Ecco  fìamo  da  capo  ...  . 
Io  non  vò  più  morir  :  che  dolce  incantò 
E' a  quello  cor  di  Rofìriella  il  pianto! 
Pai,  Amico  che  fate? 
Che  cofa  qui  afpèttate  ? 
Sappiate  che  la  fera  è  qui  l' ufanza, 
Che  cena  ciafehedun  nella  fua  lìanza. 

b  8 


48  Atto 

Pif.  Cenino  pur-  Buon  prò.  Val.  La  BaronefTa 
Va  però  col  Marchefe  , 
Che  la  fece  invitar  per  pulizia. 
A  mangiare  la  zuppa  in  compagnia.  : 

Pafq.  Corro,  qua od'  è  cosi ,  corroda  lei. 

Val.  Oibò  f  ordine  è  dato , 
Ch'entrar  voi  non  dobbiate.  (trare? 

Pafq.  Come  ?  Cofa  ?  Perche  non  devo  en- 

Val.  Perche  non  vuol  con  pazzi,  aver  che  fare 

Pajq.  Girne  !  L'  ultimo  colpo 

E'  quéiìo  all'  alma  mia.  Non  c'è  più  calo 
Più  rimedio  non  c'  è.  Morir  conviene  ; 
E  cosi  finiran  tante  mie  pene.  parte. 

Val.  E'  pazzo  certamente.  Ecco  eoftui 
Fa  ai  contrario  di  tutti , 
Fermano  gli  altri  il  loro  buon  giudizio, 
Quando  prendono  moglie , 
Ed  a  coftui  frulla  il  Cervello  in  tetta, 
Quando  per  buon  deftin  vedovo  retta. 

SCENA    X.  | 
Sala  con  quattro  porte  praticabili» 

Camilla ,  e  Lauretta  con  lume  in  mano  ,  poi 
il  Conte fulla  fua  porta ,  indi  Rofìnella ,  ed  il 
Marchefe  precedute  da  un  fervìtore  con  lume. 

Cam.   A    H  si ,  Lauretta,  quella forattiera 
XX  E'  venuta  a  turbar  il  mio  ripofo,  ! 

8  ci 


Secondo.  49 

Non  batta ,  che  amorofo 

Ne  fìa  il  Zio  divenuto  in  poche  ore , 

Che  il  Conte  ancora  arde  per  lei  d'amore. 
Lau.  Signora  ?  ve  1'  ho  detto  tante  volte: 

Fate  pretto ,  fpofatevi , 

Il  tirar  troppo  avanti 

Fa  gli  uomini  incottami 

Batta:  andate  a  dormir:  cercate  adeflò, 

Di  lafciar  i  penfieri , andate. . . . 
pam.  E  peni] , 

Ch'io  potrò  ripofar?  No,  no.  Va  pure, 

Tiìafcio  in  libertà.  Lau.  Ma  non  volete? 

Che  io  vi  venga  a  fpogliar  ? 
Cam.  Nò  non  mi  occorre. 

Addio  (  mi  fento  il  core 

In  tanta  agitazione. 

Che  vo  ftar  tutta  notte  in  attenzione.) 
entra  nella  fua  Jhnza. 
Lau.  Felice  notte ...  Oh  fi  fpicciàffe  almeno 

Ancor  la  forattiera  1 
Con.  Vorrei  parlare  con  la  Baronefìa  , 

Ma  là  veggo  Lauretta  ,  e  non  vorrei 

Farmi  veder  da  lei , 

Perchè  Scuramente 

ko  direbbe  a  Camilla. 

Panni  ientir ,  che  muovanil  le  fedie, 


£o  Atto 

Si  alzeranno,  c  verrà.  Non  veggo  V  ora \ 

Di  ftarin  libertà  col  mio  Valerio  , 

Come^  che  far  fogliamo. 

Quando  dormono  gli  altri,e  noi  vegliamo*  | 
Rof  Non  più  :  ba  (h ,  Marchefe 

nel  fon  ire  dalla  flanza  del  Mar  che fe 

Balla  fin  qui.  Lau.  Eccomi  per  fervirvi. 
Rof  Io  voglio  ,  amica , 

Lanciarti  in  libertà» 
Lau.  Nò  permettete  j 

Ch'  io  vi  venga  a  fervir. 
Rof  Va  pur,  ti  dico \ 

Troppo  ftareiti  in  piè  ci  vuol  del  tempo. 

Pria  eh'  io  vada  a  dormir.  Dammi  qua 
il  lume , 

E  tu  va  a  ripofar.  (  Poterti  almeno 

Riveder  Pafquaiino, 

Ma  i  per  non  dar  fo (petto  , 

Afpetterò',  che  fia  ciaf  .uno  a  letto.  )  piglia 
Lau.  Ed  io  refto  aìl'  ofcuro  ..  •.  il  lume  di 
Lauretta  che  refta  a  tentane  e  parte,  [ripofo 
Con.  Meglio  è  afpettar,  che  ognun  vada  in 

Per  non  farmi  offervare, 

R-irorncrò  fra  poco, 

Per  tentar  di  fpilegarle  il  mio  gran  foco* 

I     Lau.  Lodato  il  Cielo..  Credo,  : 


Secondo.  €Ji 

Che  la  fcala  fia  qua.  Sarà  un  Prodigio 

Camminando  all'  ofcuro, 

S' io  non  vò  a  dar  la  terta  in  qualche  muro. 

SCENA    X  lì 
Pafqualim^  poi  Camilla  dalla  fuo  porta. 
Pafqu.   T  N  fra  V  ombre  vado  errando, 

X  Vo  la  morte  ricercando  ; 

E  ho  penfato  alla  più  curta 

Di  morir  fu  la  Tua  porta , 

Perchè  s'  abbia  a  fpaventar  • 

Ma  pian, piano. ..  Chetamente*,.. 

S'apre  l'ufcio....  fento  gente  .... 

Voglio  (lare  ad  offérvar. 
Cam.  Oh  !  che  fiera  gelofìa  ! 

Chi  fa  il  Conre  dove  fia  ? 

Non  vorrei, che  l'infedele 

L' amorofe  fue  querele 

Or  andalFe  a  conferir  . 
a  2      Pian  pianino  vò  accodarmi. 

Voglio  un  poco  augurarmi , 

S'ora  veglia  ,  o  fta  a  dormir, 
Cam.    Qui  c  è  gen  te .... 
Pafqu.  Gente  io  fento.... 
Cam.    Gli  ho  toccate  le  fue  vefli.... 
Pafq.    I  fuoi  panni  fono  quefti  .... 
Cam.  Uomo       Pafq.  Donna . . . 


fi  Atto 

a'%  E'  l'infedele 

Che  1'  amino  va  a  trovar, 

Cam.  Vo  provare ... .  Pafq.  Vo  far  fcejia. 
Ehm,  Ehm?  Cam.  Ehm,  Ehm.... 

a  s-  Quefto  è  il  fegno.  Pafq,  (  Aflàflìna  !  ) 

$am.  (  'fritto  indegno!  ) 

a  2  (  Io  mi  fento  lacerar  ) 

Cam.    Siete  voi  mio  caro  Conte? 

Pafq.  (  Ancne  4  Conte  ?  )  S),  fon  io. 
(  Maledetta  !  )  ....  Idolo  mio  - 
§enza  voi  non  poffo  ftat. 

Cam,  Date  pure  a  me  la  mano, 
E  feguitemi  pian  piano 

a  2  (  Quando  (iamo  nella  ftanza 

Pugni  e  calci  in  abbondanza 
Che  ti  voglio  conquafTar  )  entrano. 
S  C  E  N  A   X  lì, 
Ranella  ,  poi  (1  Conte. 

Ufif.  Hi  non  vede  quello  core, 

Ah  non  fa,  che  cofaè  amore! 
Se  non  trovo  Pafqualino 
Non  ho  pace ,  non  ho  ben. 

Cbn,     Quella  è  f  ora  più  opportuna 
Di  tentar  la  mia  fortuna, 
Di  fpiegar  gli  affetti  miei 
A  colei,  che  m'arde  il  fen.... 


Secondo. 

Ro .  Sento  alcun  . . . .  Vò  in  qua  tirarmi ... 
Con.     Sento  gente  andar  di  là ... . 
a  1     Zitto  Zitto  voglio  ftarmt  : 
Non  vò  muovermi  di  qua. 
Con.     Se  il  Marchefe  forte  quello^ 
Che  air  ofeuro  andalìe  a  lei? 
Rof      Se  mai  folTe  Pafqualino  , 
Difcoprirmi  a  lui  vorrei . 
Cont.    Alla  porta  ora  m'  accollo , 
Per  vedere  come  fkqi 
Va  piano  piano  alla  porta  di  Roftnella* 
Rof.      Ma  ?  fe  fallo ,  a  di  (coprirmi 

Farei  troppo  fofpettar. 
Con.  V  ufeio  aperto?  ...  Vi  è  il  concert^ 
Anch'io  franco  voglio  entrari  entra. 
Rof.    Ho  penfato,  che  ila  meglio 

Di  volermi  ritirar  .  entra 
S  CE  N  A    X  I  I  I. 
Il  Marche  fi  ,  poi  Pafqualino  con  Camilla, 

ìndt  Rofinella  col  Come, 
Mar.(^  e  mi  metto  fui  alleino, 
£3  Sono  proprio  ira  le  fpine; 
Se  mi  metto  ai  Tavolino  5 
Peggio  ancora  ^  ftar  non  fo  . 
Voglio  andar  dalia  mia  bella  * 
Vo  tentar  f  che  mi  permetta 


54  A**° 

Di  ftar  feco  un'altra  oretta, 

Che  a  dormir  poi  tornerò. 
Pafqu.    Ah ,  mia  Signora ,  ajuto ,  ajutoì 

Deh,  non  mi  ftiate  più  a  rovinar. 
Cam.    Briccone  ì  indegno  ^  tu  fei  venuto) 

Gon  intenzione  di  corbellar. 
Mar.  (Che  cofa  fento?  che  vuol  dir  quello?) 
Rof.    Signor,  partite ,  deh  fate  pretto  , 

Prima  che  alcuno  polla  òffervar. 
Mar.  (  Ohcofpettone  ladelTo,  adelTo.) 

corre  e  torna  fubito  cól  lume 
Con.    Fui  temerario  ,  ve  Io  confetto; 

Ma  folo  amore  s' ha  da  incolpar. 
Mar.  Oh  quella  è  buona  !  o  quella  è  bella  ! 

La  mia  nipote  con  Pafquahno! 

La  Baroneflà  con  il  Contino! 

Che  cofa  develì  di  voi  penfar  ? 
a  4      Che  forprefa  !  che  accidente. 

Come  intenderla  non  fo- 

Mi  ritiro  chetamente, 

E  pian  piano  me  ne  vò. 
Mar.    Alto  ,  alto,  miei  Signori , 

Tutto  tutto  vuò  feoprir. 
Con.  az)  Son  venuto  qua  di  fuori... 
Cam.     )  Io  di  più  non  fo  che  dir. 
Pafq.    Io  Pafquino  ho  ricercato, 


Secondo. 

E  Martorio  ho  ritrovato, 
Io  dirò  fono  innocente 
Rof.     Trovo  quello  ,  c  veggio  quello 

Si  confonde  il  mio  cervello. 

E  di  più  capir  non  fa. 
[Mar.    Oh  che  imbroglio  maledetto! 

Oh  che  notte  è  quelta  quà  ! 

Ma  tu  parla .... 
Pafq.    Già  l' ho  detto. 
Mar.    Ma  voi  dite..  . . 
Cam.    Non  fo  niente. 
Mar.    Dite  voi ....  i 
Rtf     Sono  innocente 
Vont.    Io  non  fo  che  raccontar. 
Mar.    Tutti,  tutti  adeffo  ^  adeffb 

Io  vi  mando  a  far  fquartar. 
T utti    Che  Scena  è  mai  quella  ! 

Che  fiero  fofpetto  ! 

Cofpetto  !  colpetto  ! 

Non  polTo  più  ftar. 
Mar.    Finiamo  utia  volta  ; 

Silenzio ,  filenzio. ... 
a  4    Afcolti  chi  afcolta  , 

Io  voglio  gridare, 

E  quanto  mi  pare 

Suflurro  vuò  far. 

Fme  dell'  Atto  Secondo. 


ATTO  TERZO. 

SCENA  PRIMA. 
Camera. 
Camilla  +  Lauretta ,  poi  il  Conte. 
Cam.         He  ne  dici  Lauretta  ? 

Di  che  Signora  mia? 
Cam.  Delia  Dama  Salvatica. 
Che  fi  fpacciò  fra  noi , 
Per  una  BaroneiTa  foraftiera* 
E  non  è  che  una  bella  avventuriera 
Luti.  Che  fento! 

Cam.  Un'accidente  fecefcoprir  la  cofa  , 

Quella  di  Pafqualinoè  l  amorofa. 
Lau.  Di  Palqualino  ? 
Cam.  Certo:  e  il  Signor  Conte 

Meco  fi  fe  incollante 

Per  si  nobile  amante.  Or  che  fen  vieni 

Voglio  con  il  mortrar  di  non  curarlo 

Vendicarmi  di  lui. 
Lau.  Anzi  a  forza  d' ingiurie 

Sfogate  pur  con  elTo  il  voflxo  fdegào. 
Con.  (  Non  poflo  più  a  Camilla 

Negar  la  mia  incoiìanza; 

Ma  dopo  tutto  quel  che  fi  è  feoperto 

Me  ne  duole ,  e  vorrei 


Terzo.  5*7 

Procurar  di  tornare  in  grazia  a  lei.  ) 
Zam.  Perche  non  vi  avanzate  ì 
Zon.  Per  rifpetto,  Signora. 
Lau.  Dite  perche  fapete  il  vottro  merito, 
C#».Cara  Camilla...  Cam.Eh.  peniate  per  ora 
Ad  amar  Donna  Aurora , 
Che  per  ogni  riguardo 
Io  mai  non  ardirei 
Di  contrattar  la  preminenza  a  lei. 
A  te  fido  quetto  core 
Fanne  pur  quel  che  ti  pare 
Bada  a  te  non  l'ingannare 
Che  farebbe  crudeltà. 
Quello  core  poverino, 
Che  legò  crudel  dettino 
Or  vorrebbe  fe  potette. 
Ritornare  in  libertà.  parte, 
SCENA  IT. 
Lauretta  ed  il  Conte. 
Lau.  ^[  i  può  dir  molto  buona 

£3  Quella  mia  padroncina. 
Con,  lo  la  trovo  al  contrario,  anzi  otti  na  ta, 
Lau.  Guai  a'  voi  fe  Camilla  io  fofiì  ttata. 
Con.  Che  vuoi  dir?  Lau.  Le  parole 
Non  farebbono  fole 

Per  sfogar  l'ira  mia  ,  quando  ho  ragione 


58  Atto 

Adóprerei  le  mani,  ed  il  baffone. 
Ma  quella  forertiera  > 
Voglio  intanto  cercar:  e  voglio  almeno 
Dirle  tante  infolenze 
Quanti  inchini  le  ho  fatti ,  e  riverenze. 
Con.  Faremo  pace  si  ;  non  paflà  un'  ora. 
Che  ritorna  placata; 
So,  che  di  me  Camilla  è  innamorata. 
Ma  vedo  venir  gente  a  quella  parte. 
Mi  voglio  ritirare , 

Ed  a  placar  la  bella  io  voglio  andare. 

S  C  E  N  A    I  I  I. 
//  Marchefe ,  Valerio  ,  poi  Rojìnella. 
Mar.  Che  fmania  !  o  che  rabbia  ! 

Pai.  (  O  che  cattivo  tempo  !  ) 

Mar.  Maggiordomo?  Pai.  Signor..» 
Mar.  (  Mi  fento  il  core 

In  troppa  agitazione). 
Pai.  Sono  a  comandi  fuoi. 
Mar.  Venga  qui  Rofinella 

Nè  Pafqualin  fì  Iafci  poi  partire. 
Pai.  Vado  torto  il  comando  ad  obbedire. 
Mar.  O  amor  di  querti  colpi 

Tu  fai  nei  petto  mio  t 

No  non  importa  , 

Che  Rofinella  fia  nobile ,  o  vile 


Terza 

E'  Tempre  agli  occhi  miei  bella ,  e  gentile. 
?o/T  Signor  col  cor  tremante  ... 
Mar.  Accollatevi  pur.  Rof.  Chiedo  perdono 
Se  con  una  finzione  (donna 
Ebbi  P  ardir  . . .  Mar.  Tacete.  Effer  voi 
!   Forfè  ballar  potria 

Per  farvi  perdonar  una  bugìa. 
Rof.  Perdonate  Signor.  L*  amor ,  la  fede 

Che  ho  a  Pafqualin  giurata . . . 
Mar.  Né  vi  pentite  ancor  d'eiTermi  ingrata... 
Sentite  Rofìnella, 
Se  milantar  volerle 
Il  titolo  di  Dama,  e  Dama  infatti 
Vi  renderà  l'amor  d'un  Cavaliere, 
Dal  voftro  cor  {"cacciate  Pafquaiinó 
Ed  all'  affetto  mio  grata  ,e  pietofa , 
Non  ricufatc  più  d'effer  mia  fpofa. 
%of.  Vollra  Spofa ....  Di  nuovo 
Con  bontà  inaudita 
Sento  la  vollra  mano  a  me  elìbita. 
Son  confufa  • ...  Mi  perdo; 
•  Vi  ringrazio  di  core. .. 
Ma  ricufar  io  devo  un  tanto  onore. 
Vuole  il  mio  amor  collante , 
Ch'io  non  diventi  infida  al  primo  amante. 
Mar.  Balìa  ingrata  cos)  :  non  più,  fra  poco 


6o  Atto 

Trovar  il  modo  io  ipero.  i 

Che  vi-  faccia  alla  fin  cangia  penfierej, 
Rùf.  Ecco  la  mia  Coftanza 

Fin  a  qual  fegno  arrivai 

Siegua  pur  quel  che  vuole 

Non  vuò  farmi  fpergiura 

Voglio  andare  a  cercar  di  Pafqualino  ; 

E  pria  eh'  altro  rifolva 

Il  Marchete  Gelofo 

Voglio  fc  nza  tardar  farlo  mio  fpofo.tarte  - 
SCENA   I  V. 
Appartamento  del  Marchefe 
Pafqualino,  poi  il  Marchefe. 
Pafq.  f~\  Udii  vuole,  che  afpetti  il  mio 
padrone 
Sono  ui  agitazione. 
Mar.  Sei  qui  ?  Pafq.  Son  qui  Signore. 
Mar.  Dimini  :  Sai  tu  eh'  io  fia  ? 
Pafq.  Per  quel  eh'  intefi  a  dir  dalle  perfone 

Un  Marchefe  voi  (lete,  un  Signorone. 
Mar.  Vedi  fino  a  qual  fegno 

Voglio  eflfer  generofo.  Ecco  una  borfa 
Con  cento  doppie  :  a  te  voglio  donarla, 
Perchè  tolto  ritorni  al  tuo  paefe.  I 
Pafq.  Datela  pur ,  che  fiate  benedetto  ; 
Yuòa  pigliar  Rofinella 


Terzo.  ói 

E  non  perdo  un  momento , 

Ma  volo  ai  par  del  vento. 
Mar.  Che  dici  ?  Rofmella  !  a  lei  nemmeno 

Non  ardir  di  penfar. 
Paf.  Come  ?  Dovrei 

Scio  andarmene  via  ?  (  troppo; 

Oh  non  pollò!  E  non  voglio:  Io  l'amo 

E  di  più  fra  di  noi 

Una  prometta  abbiam  di  matrimonio. 
Mar.  Ed  io  vo, che  tu  parta 

Senza  di  Rofmella  • 
Paf.  In  tutto  il  refto 

Vi  ubbidirò,  ma  non  Signore  in  quello, 
Mar.  Cosi  dunque ,  birbante ,  ad  un  par  mio 

Di  conrradir  ardifci  ?  afcolta  , e  trema. 

O  ferivi,  che  rinunzj 

Alla  di  lei  promeifa  ,  ed  al  fuo  amore  , 

O  che  all'  ufeir  di  qua 

Amazzato  farai  fenza  pietà,  parte 
pafq.  Come ,  Signor,  fentite :  o  fventurato 

O  lafciar  Rofmella ,  o  trucidato. 

Io  feri  ver  che  rinunzj  a  Rofmella  ? 

Ah  no,  morrei  piuttofto  ; 

Già  tanto  5 e  tanto  di  dolor  morrei; 

Se  dovefli  reftar  fen#a  di  lei. 

Ma  fe  ammazzarmi  lafcio 


62  Atto 

Rofinclla  chi  fa , 
Se  nemmen  lo  faprà? .. ... 
E  poi  quando  fon  morto 
Tanto  e  tanto  è  perduta. 
Animo  dunque  rifolvi  Pafqualin  ; 
Fin  che  fi  vive  fempre  v'  è  fperanza 
Scriverò  per  fortir  da  quella  ftanza  . 
Pafq.    Rofinella ,  amato  bene 

Più  non  fei  di  Pafqualino , 
Il  crudele  mio  dettino 
V noi  eh'  io  t' abbia  da  lafciaiv 
Rof.    Tu  mi  lafci  in  abbandono 

Più  non  penti  al  noftro  amore: 
Come  mai  ti  foffre  il  core 
Di  potermi  abbandonar. 
Pafq.  Tiditò.... 
Rof.    Che  dir  potrai . 
Pafq.    Il  mio  cafo  tu  non  fai. 
Rof.     Non  ti  puoi  giammai  feufar. 

(  Ah  che  in  quefto  gran  cimento 
a  2  (  Troppo  grande  è  il  mio  tormento 

(  Troppo  fiero  è  il  mio  penar. 
Pafq.  Che  rifolvo... . 
Rof.    Penfa  bene.... 
Pifq.  Rofinella ....  Scriverò. 
Rof   Scrivi  dunque,  ferivi  ingrato 


Terzo.  :  . 

Che  to  fteflb  anch'  io  farò. 

Pafq.  Io  dichiaro,  c  ancor  non  voglio 
La  mia  fpofa  abbandonar. 

Rof    Mi  protetto  in  quello  foglio  . . . . 
(  Pafquahn  non  fa  che  far.  ) 

\Pafq.    Non  va  bene. 

Rof    Non  conviene 

a  2  Orlo  torno  dunque  a  far, 

\  Pafq.  Io  dichiaro  col  prefente 
Che  rinunziò  a  Rofmella 
Si  mariti ,  0  ila  Zitella 
Io  la  lafcio  in  libertà. 

Rof     A  qualunque  col  prtfente 
Sia  pur  vedova  ,o  Zitella 
Fa  rinunzia  Rolì  nella 
Deli'  infido  Pafqualin . 

Ptfq.  Tu  rinun/j  all'amor  mio? 

Rof.  Tu  mi  lafci  in  abbandono 
(  Io  fon  degno  di  perdono 

a  2  (  Cosi  vuole  il- mio  defila  . 

Pafq.  Rofinella? 

Rof.  Pafqualino? 

a  2  Qua  peofiamoci  un  pochina 

Pafq.  Effer  fido  a  te  vorrei 
E  la  vita  ancor  falvar. 

Rof,  Un  amante  eh'  è  c  ottante 


6  4  Atto 

Non  fi  lafcia  {paventar.  » 
Pafq.  Dici  ben  (tracciamo  il  foglio 
Rof  Si  va  ben  lo  (traccio  anch'  io. 
a  *  Ecco  qua  ,  (tracciato  è  già. 
Pafq.  Mia  Rofinella 

Non  più  timore. 

La  mano,  e  il  core 

Ti  voglio  dar. 
Rof.    Si  Pafqualino 

Si  mio  carino  ; 

Sempre  colante 

Ti  voglio  amar. 
Pafq.    La  tua  manina/ 
Rof     Eccola  quà. 

)  Cara  carina 
a  2    )  Non  dubitar. 
Paf      Mia  Rofineifa 
Non  più  timore 

La  mano  il  core 

Ti  voglio  dar* 
Rof     Si  Pasqualino 

Si  mio  carino 

Sempre  colante 

Ti  voglio  amar. 
(  Che  dolce  affetto  f 
*  2   (  Che  be!  diletto.  I 


Terzo.  65 

(Il  cor  di  di  giubbile 
Sento  mancar. 

SGENA  V. 
Il  Marchefe  ,  e  detti. 
Mar.         Ome!  che  veggo  qua!  Voi  in  que* 
ftaftansa? 
Come  venuta,  ed  a  far  che  ?  Parlate? 
Rof.  A  trovar  fon  venuta  il  mio  Marito. 
Mar.  Come  Marito!  E  tu,  come  efegui-fti 

L'ordine,  che  ti  ho  dato  ? 
Pafq.  Ho  fcritio  il  foglio,  e  poi  l'ha  lacerato* 
Mar.  Ah,  indegni  tutti -due!. Dell'ira  mia 

Vi  ridete  cosi? 
Rof.  Signor,  perdono, 
Pietade  .  . .  Oh  fe  volete 
Qualcheduno  punir  per  tal  cagione 
Ora  che  Pafqualino  è  mio  conforte 
Rofinella  punite. 
Mar.  Oh  mio  fchernito  Amore!  Anteponefle 
Un  mefchinello  y  un  vile 
Ad  un  ricco  Signor,  ad  un  Marchefe? 
JLof.  Ah,  mio  Signor  cortefe , 
Pafqualin  per  mio  amore 
Tutto  aveva  perduto.  A  luifoltante 
Non  reftava  altro  ben,che  Rofinella, 
Togliergli  ancor  la  fpofa  non  faria 


66  Atto 

Crudeltà  fenza  cfempio,  e  tirannia? 
&afq.  Or  ora  piango  di  confolazione. 
Mar.  Ceda,  ceda,  il  mio  amor  alla  ragione^ 

I  voiìxi  (entimemi 

Lodo,  ftìmo  l'affetto 

E  quel  core  fedel,  che  avete  in  petto* 

Sentite ...  Ma  voglio, 

Che  fiano  teliimor  j 

Dell'atto  generofo 

Mia  nipote,  l'amico,  e  tutti  gli  altri, 

Clie  già  vengono  a  noi.   "  >  . 
S  C  E  N  A  ULTIMA. 
T ititi. 

Cam.  TT  Ccomi  ?  Signor  Zio,  fono  da  voi, 
Con,  £jj  Sonquà»  amico,  ancor* io. 
Val.  (  Ciò,  che  iiegue  vediamo.  ) 
Li».  (  Davver  ne  fon  curiofa.  ) 
Mar.  Di  quel  ,  eh' è  già  pattato 

Fra  noi ,  più  non  li  parli. 

Rofinella  è  fpofata  a  Pafqualino; 

Ed  io,  che  già  l'amai,  d'amore  in  fegno 

Mille  doppie  di  dote  ora  le  aflegno. 
%of.  Oh  Signor  generofo! 
faf.  Oh  me  felice  Spofo  ! 
Cam.  Giacché  tutto,  Signor ,  voi  perdonate 

Perdono  al  Conte  anch'io  ; 


Terzo. 

E  guando  fia  contento, 
Per  mio  Spofo  V  accetto. 

Mar.  Io  v'acconfento. 

Con.  Contentiflìmo  io  fono. 

Mar.  Si  Spofi  pur  chi  vuole 
Mi  Spoferò  ancor' io 
Quando  trovi  un'  Amante, 
Ch'abbia  di  Rofinella  il  cor  collante* 

CORO. 

Coftanza  in  amore 
E'  il  pregio  più  raro  ; 
Che  un  cor  può  vantar. 

Chi  'I  trova  in  un  core  , 
Se  '1  tenga  ben  caro  , 
Ch'è  affai  da  ftimar. 


IL  FINE.